Fagiani Marilisa, Quando la musicoterapia aiuta la scuola

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Ecco il mio segreto.
È molto semplice:
non si vede bene che col cuore.
L’essenziale è invisibile agli occhi[1]
(Saint Exupery)
 
Insegno nella scuola primaria come maestra da ben trentadue anni e ho una formazione musicale accademica. Il mio impegno costante nel lavoro didattico, attinente l’area musicale e matematica, è supportato dalla convinzione che queste attività debbano essere proposte ai bambini  favorendo l'aspetto concreto ed esperienziale; a maggior ragione con l’inserimento di Pamela (nome di fantasia, in ottemperanza alla legge della privacy, evocante una persona affetta da grave ritardo mentale e compromessa a livello comunicativo-relazionale) ho cercato di favorire ancor di più gli aspetti di tipo manipolativo, motorio, che facilitassero la realizzazione di esperienze piacevoli e significative vissute insieme  ai compagni. Ritengo che una persona diversamente abile con la difficoltà a comunicare verbalmente i propri bisogni, abbia la necessità di vivere soprattutto una dimensione  di benessere sociale. Ho sempre creduto in questo inserimento sostenendo che la vera  integrazione col gruppo classe poteva avvenire alla sola condizione che Pamela mantenesse i contatti con i suoi compagni Naturalmente la convinzione di dover anteporre le ragioni della “... prevenzione dell’handicap...”[2] a quelle dell’apprendimento, fece in modo che il mio atteggiamento nei confronti di Pamela fosse caratterizzato da una forte valenza affettivo-relazionale favorita dal gioco. Questa modalità permise alla bambina di esprimere le emozioni attraverso canali differenti da quello verbale.  Durante le lezioni di musica, vari stimoli sonori furono utilizzati per sviluppare la percezione psicomotoria, e furono stimolati i canali  visivo, uditivo, tattile così da consentire a Pamela di riconoscere e discriminare le diverse realtà sonore e ritmiche. Per questo motivo l’inserimento di Pamela durante l’attività musicale fu importante e necessario in quanto la “metodica” da me utilizzata è di tipo attivo, che implica cioè un coinvolgimento in prima persona in una dimensione globale di “corpo”, “cervello”, “mente”. In questa prospettiva Damasio (1995) afferma che “... il corpo può costituire l’indispensabile cornice di riferimento per i processi neurali che noi avvertiamo come mente. Proprio il nostro organismo è usato come riferimento base per le costruzioni che elaboriamo del mondo circostante e di quel senso di soggettività, che è parte integrante delle nostre esperienze; e le nostre azioni migliori e i pensieri più elaborati, le nostre gioie e i nostri dolori più grandi, tutti impiegano il corpo come riferimento...” (…) “... la mente esiste dentro e per un organismo integrato...”
“... Quest’idea si radica sui seguenti enunciati: 
1) il cervello umano e il resto del corpo costituiscono un organismo non dissociabile, integrato grazie all’azione di circuiti regolatori neuronali e biochimici interagenti...
2) l’organismo interagisce con l’ambiente come un insieme: l’interazione non è del solo corpo né del solo cervello;
3) i processi fisiologici che noi chiamiamo “mente” derivano dall’insieme strutturale e funzionale, piuttosto che dal solo cervello: soltanto nel contesto dell’interagire dell’organismo con l’ambiente si possono comprendere appieno i fenomeni mentali”.[3]                                 
La mia esperienza lavorativa testimonia quindi la fattibilità del processo integrativo di un’allieva disabile, mediante l’adozione del sonoro e del musicale ascoltato, eseguito, condiviso.
Nella fase preliminare di realizzazione del lavoro educativo, mi sono chiesta come fosse possibile integrare Pamela nel contesto scolastico: con quali mezzi e come far riversare i contributi della musicoterapia nel contesto scolastico.
Pertanto la riflessione iniziale si è focalizzata sull'analisi dei concetti di integrazione, musica e di musicoterapia. Il mio approccio teorico si rifà alla musicoterapia italiana di stampo psicodinamico e si ispira  al pensiero di Pier Luigi Postacchini secondo cui la finalità dell’intervento musicoterapico è quella di costruire una “... relazione terapeutica attraverso il parametro sonoro/musicale che possa favorire un'integrazione spaziale (distinzione fra sé e non sé), temporale (dalla dimensione dell'essere a quella del divenire), sociale (rapporto con il mondo esterno e definizione della propria identità)...”[4]  e alla prassi musicoterapica di Giangiuseppe Bonardi.
Chiariti i riferimenti teorici ispiratori ho evidenziato le fasi e i contenuti dell’intervento: la presa in carico di Pamela, l’osservazione, il trattamento individuale e l’integrazione di Pamela nel gruppo classe. L’analisi dei risultati ottenuti costituisce la parte conclusiva dell’intervento in cui osservo la crescita personale di Pamela attraverso i suoi comportamenti nel contesto scolastico e in quello familiare.
Marilisa Fagiani
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[1] Antoine de Saint-Exupery, Il piccolo principe, Gruppo Editoriale Fabbri,  Bompiani, Etas S-P.A. , Milano 1949, p. 98.
[2] Postacchini P. L., Ricciotti A., Borghesi M., Musicoterapia, Carocci, Roma 2001, p. 57.
[3] Damasio A., Lerrore di Cartesio, Adelphi, Milano1995, pp. 23-24.
[4] Manarolo G.,  Manuale di Musicoterapia, Cosmopolis, Torino 2006, p. 34.