Bonomi Carla, Io, Costantina e la realtà psichiatrica

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Dove vive Costantina?
L’iniziale conoscenza di Costantina[1] é avvenuta nella stanza del refettorio del reparto, situata in fondo al lungo corridoio, durante l’osservazione ambientale.
L’osservazione ambientale avvenivacon cadenza settimanale, della durata di un’ora, precisamente dalle ore 10,15 alle ore 11,15.
Scelsi il refettorio come luogo  d’osservazione, perché era l’unica stanza dove Costantina trascorreva la maggior parte della giornata.
Nel locale piuttosto disadorno c’erano otto tavoli con relative sedie (quattro per ogni tavolo).
Ogni ospite aveva il suo posto fisso. Sette tavoli con sedie al centro della stanza ed uno con la sedia, un po’ più in là dalle altre ospiti.
Sotto il televisore, posizionato in alto sulla parete, si sedeva Costantina.
La stanza era ben illuminata da luce naturale, grazie alla presenza di numerose finestre (otto).
Precedentemente, il personale del reparto era stato avvertito del mio arrivo e del lavoro che avrei svolto all’interno della stanza.
Era la prima volta che entravo nel reparto, ma, soprattutto, era la prima volta che mi trovavo nel refettorio.
Ricordo perfettamente l’immagine del mio primo incontro con Costantina, ad indicarmela fu l’infermiera.
Costantina  era seduta al suo posto, sola.
La ragazza era piuttosto massiccia; aveva i capelli corti neri e scompigliati, mentre le labbra sporgenti formavano un “tragico” broncio.
Aveva le braccia incrociate sul petto, strette l’una contro l’altra. Il capo chino ed i suoi occhi fissavano le sue gambe.
Era la prima volta che entravo nel refettorio e sentivo il mio cuore battere forte. No, non era paura, ero emozionata.
Finalmente era giunta l’ora da me tanto attesa.
Non potevo nascondermi le mie iniziali preoccupazioni.
Le domande che mi ponevo erano diverse.
Fra le tante, una in modo particolare occupava la mia mente… “È giusto far qualcosa, quando la persona non lo chiede?
Quando vidi Costantina, molte delle mie preoccupazioni svanirono.
Ai miei occhi apparve una ragazzina straordinariamente timida e triste, aveva un’innocente espressione d’intensa dolcezza.
Il mio arrivo nel refettorio non passò inosservato, le ospiti presenti  si avvicinavano chiedendomi il nome, alcune mi porgevano la mano per salutarmi ed altre ancora mi guardavano, o mi toccavano.
All’interno della stanza scelsi, come punto d’osservazione, lo spazio vicino all’ingresso.
Potevo osservare tutto, senza essere invadente né per le ospiti, né per il personale infermieristico.
Lo scenario che mi si presentava ogni volta davanti ai miei occhi non era fra i  più felici: si sentiva un leggero e persistente odore sgradevole, si udiva un brusio di fondo, dove però era possibile distinguere il chiacchiericcio delle ospiti, del personale infermieristico, pianti, grida, risate, scricchiolii di sedie e l’audio del televisore sintonizzato sulla replica di un programma televisivo. Costantina  non si accorse subito del mio arrivo.
Era lì seduta… assorta nei suoi pensieri.
Io ero seduta non molto distante da lei.
Pian piano Costantina si accorse della mia presenza e, sebbene chiusa in sé stessa, mi lanciava sguardi occasionali e furtivi.
Ad un tratto vidi Costantina alzarsi e dirigersi verso me con la sua andatura lenta e dai movimenti goffi.
Si avvicinò e mi chiese, con voce tenera ed un marcato accento dialettale: “Che fai, perché sei venuta?”
Sentivo il mio cuore arrivare in gola, mentre nel frattempo le rispondevo, dicendole: “Sono venuta a trovarvi, sei contenta?”
Costantina, che nel frattempo fissava il mio viso, accennando un sorriso, appoggiò la sua mano sulla mia spalla e rispose: “Sì”.
Nel corso delle tre sedute Costantina è apparsa d’umore estremamente instabile.
C’erano momenti in cui si mostrava calma e sorridente, mentre, un attimo dopo, era triste ed intrattabile.
Nei miei confronti però si dimostrava sempre “ben disposta”.
Alla fine delle tre sedute mi resi conto che cominciavo a voler bene a quella ragazza.
Provavo un affetto spontaneo, eppure tanto intenso.
Costantina, sia pur per brevi momenti, si relazionava con le altre ospiti, con me e con il personale, a livello: verbale, visivo e tattile.
Le sue richieste erano soprattutto volte al soddisfacimento di bisogni personali.
Chiunque incontrasse, Costantina chiedeva: la pizza, il caffè, oppure bracciali, orecchini, collane...
Alle domande che le erano poste, la fanciulla rispondeva in modo generalmente pertinente ed eseguiva le richieste fatte.
In altre circostanze si opponeva verbalmente.
Costantina, all’interno del refettorio, preferiva rimanere eretta vicino all’ingresso, mentre i suoi occhi fissavano la porta del reparto sita in fondo al lungo corridoio… 

Carla Bonomi

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[1] Nome di fantasia, in ottemperanza alla legge della privacy.