Viaggio nel Salento

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Qualche giorno fa mi trovavo in vacanza nel Salento e finalmente, dopo tanti studi sulle radici storiche della musicoterapia, ho avuto la fortuna di toccare con mano due luoghi epici menzionati a più riprese nei libri sul Tarantismo che ho recensito ultimante su MiA1.
 
Nardò
La prima tappa del viaggio è la ridente città di Nardò, un piccolo comune poco distante da Lecce, in cui visse l’ultimo depositario dei musico terapeuti salentini: il M° Luigi Stìfani https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Stifani.
Citato dal de Martino https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_de_Martino, dal De Giorgi https://it.wikipedia.org/wiki/Pierpaolo_De_Giorgi e dall’Inchingolo http://www.ruggieroinchingolo.it/biografia nei loro libri, per sbarcare il lunario il M° Stìfani faceva il barbiere.
Fermamente convinto che la bottega dello Stìfani  fosse nella piazza principale del paese, ossia in piazza Salandra, sono rimasto stupito quando ho scoperto che la leggendaria bottega si trova, in realtà, in un altro luogo.
Piazza Salandra BG
Grazie alle precise inidcazioni fornite da un gentilissimo impiegato del punto di informazione turistica, presso la piazzetta di San Giuseppe, finalmente trovo lingresso della mitica bottega del M° Stìfani.
Sono sorpreso e al contempo un po’ incredulo ma sono qui e cerco di vivere il momento, l’attimo.
Ciò che percepisco è la semplicità del luogo, sebbene possa apparire anonimo poiché non c’è nessuna targa commemorativa che indichi la valenza storica del posto.
Respiro lentamente e avverto il decoro del luogo tinto di sacralità.
In pochi istanti respiro a pieni polmoni la semplicità che probabilmente ha caratterizzato anche la vita del M° Luigi; una semplicità che si è preservata tuttora anche in questo manufatto.
Sono felice e un po’ incredulo per essere finalmente giunto in questo spazio, finora solo immaginato, e lo assaporo con tutti i sensi.
Me lo assaggio con le orecchie, gli occhi, il naso, il tatto e perfino con il gusto; mi pare che il tempo si sia fermato con la scomparsa fisica del maestro, ma che, spiritualmente, sia ancora lì, dietro a quella porta.
Chissà che cosa c’è dietro a quella porta?
Strumenti da barbiere, strumenti musicali e forse anche l’anima del “Mesciu Stìfani”?
Non trovando risposte adeguate alle mie domande, mi godo il presente.
 
Galatina
La seconda tappa del viaggio è il grazioso Comune di Galatina, citato ampiamente dal de Martino e dal De Giorgi nei loro scritti2 quale meta votiva di tarantate e tarantati in onore di San Paolo.
Giunti nella chiesa dei santi Pietro e Paolo gremita di turisti e fedeli, non trovando la cappella, ho chiesto a un giovane dove fosse il luogo di culto tanto ricercato.
Gentilmente l’interlocutore mi indica dove trovare la “gloriosa” cappella e così, dopo un rapido sguardo all’imponente chiesa dedicata ai due Santi, mi dirigo in una via adiacente, trovandomi di fronte all’ingresso di questa minuscola cappella.
 
CAPPELLA BG
 
Stupito e deluso per le reali dimensioni della chiesetta, mi aggiro con estrema calma tra i banchi e l’altare.
Mi aspettavo un ambiente ampio poiché ero ancora suggestionato dalla visione delle riprese cinematografiche del Mingozzi3 che facevano apparire quel luogo decisamente imponente.
Ben presto lo stupore e lo smarrimento svaniscono tramutandosi in sollievo, commozione e gioia poiché mi rendevo conto che la cappella ha al contempo un’eco divina e una umana.
I simboli del sacro sono ben evidenti nell’altare, nel tabernacolo, nei candelabri e nel dipinto di San Paolo sullo sfondo, mentre l’aspetto umano è segnato, semplicemente, dalla dimensione dell’edificio.
In quel luogo, non avverto la sensazione di essere schiacciato dall’ambiente come quando mi trovo in una cattedrale per cui vivo la sensazione di essere una minuscola presenza dinanzi alla grandezza, alla magniloquenza del divino.
Nella cappella provo la sensazione di essere accolto e di essere in presenza, come persona, del mistero del sacro poiché le dimensioni della cappella non mi sovrastano; sono a misura d’uomo.
Così, svaniti all’istante lo stupore e la delusione, felice e commosso, mi gusto il momento con malcelata gioia e soddisfazione.
Semplicità è il termine che meglio caratterizza questo luogo; semplicità dell’edificio che sul retro ospita il “celebre” pozzo con l’acqua, a detta delle cronache, miracolosa.
POZZO BG
Tra il sacro e il profano, tra la storia e il mito, alla ricerca di un qualcosa che mi appartiene e che ho trovato, si conclude qui il breve viaggio nel Salento, ben sapendo che ogni conclusione è, in realtà, l’inizio di un altro percorso altrettanto avvincente.
 

Giangiuseppe Bonardi

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1http://musicoterapieinascolto.com/in-libreria/533-la-terra-del-rimorso
http://musicoterapieinascolto.com/in-libreria/530-la-danza-delle-spade-e-la-tarantella
http://musicoterapieinascolto.com/in-libreria/527-musica-e-trance
http://musicoterapieinascolto.com/in-libreria/534-tarantismo-e-rinascita
2http://musicoterapieinascolto.com/in-libreria/533-la-terra-del-rimorso
http://musicoterapieinascolto.com/in-libreria/534-tarantismo-e-rinascita
3 https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=wmbXOdI1yhE