Desideri di un Vecchio Musicoterapeuta

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Mi piacerebbe che esistesse una realtà associativa di musicoterapia che:

  • ascolti i propri soci;
  • valorizzi la professionalità dei propri associati;
  • promuova, al suo interno, il dialogo, l’ascolto e la condivisione su come “fa” musicoterapia ciascun socio;
  • tuteli l’operato dei propri associati, chiarendo ai potenziali fruitori chi è e cosa fa ogni socio;
  • parli soprattutto di musicoterapia;
  • non si limiti a raggiungere il formale adeguamento legislativo attuale;
  • chiarisca ai potenziali fruitori che fare musicoterapia non è intrattenere con qualche musica, ad esempio, le persone di un padiglione ospedaliero o di una casa di riposo;
  • persegua l’ardua strada della definizione epistemologica della prassi musicoterapica, al fine di individuare la sua autonomia teorica e la sua identità disciplinare.

Mi rendo perfettamente conto che ho scritto una lista di desideri.

D’altro canto, il desiderio è un anelito, una forza che cerca di mettere in relazione il pensiero con l’immaginazione creando, come ben dice Marius Schneider, il suono.

Sono queste idee acustiche, sono questi pensieri sonori che mi frullano in testa.

Chissà se, in un imminente futuro, questi miei teneri, vitali, veritieri desideri acustici   potranno trovare altri cantori che abbiano la voglia di intonarli, allora sì che nascerebbe una bella polifonia e forse i desideri si potranno tramutare in realtà: in un’ottima realtà musicale, o meglio, in un’ottima vitale associazione musicoterapica.

Giangiuseppe Bonardi

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