Carli Giovanni, Gli ‘affetti vitali’ di Franco

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Così conobbi Franco[1]: ‘il Poeta’, mentre mi declamava, con voce roca e affaticata, la sua dolorosa esperienza di vita…
 

E mi immergo

 

Chiudo gli occhi

E mi immergo nel mio corpo

Lo percorro,

entro in ogni luogo, l’osservo,

e ne ascolto la voce

le piante... le caviglie... i polpacci... le ginocchia... le cosce... le anche...

il bacino... il ventre e la base della schiena...

la pancia e la schiena... il torace e le scapole... le spalle...

la spalla destra... il braccio... il gomito...

l’avambraccio... polso e mano destra insieme...

la spalla sinistra... il braccio... il gomito...

l’avambraccio... polso... mano sinistra...

le spalle... il collo... la testa

ho sentito d’esser dritto

e ho visto la parte destra più presente, più pesante

e c’era una voce dissonante

nella mano destra,

un’immagine incompleta,

priva del dorso, solo l’interno

il palmo con le dita molto sbiadite

Apro gli occhi...

Non mi piace guardare l’immagine nello specchio

nitida, i tratti sono così chiaramente delimitati...

troppo limitati.

Non mi piace guardarla

superficiale,

un rapido sguardo

mi mette a disagio e continuamente

con gli occhi cerco un riparo

Non mi piace guardarla

muta,

non sa parlare,

non ha voce

Ho trovato la mia stabilità

in un equilibrio di errori

e cerco la chiave

nella memoria delle sensazioni

per ognuna un tentativo,

pezzo per pezzo... non riesco

apro gli occhi e nello specchio trovo

l’esatta misura

delle mie difficoltà

e subito il desiderio di correggermi

ma devo tornare a me

chiudo gli occhi e ascolto

e cerco... meglio

lentamente

vago incerto

in cerca di una strada

in un labirinto fatto di sensazioni

che sembravano giuste

Stanco, apro gli occhi

Ed evito di guardare l’immagine

che mi sta di fronte

Evito di guardare in quegl’occhi

Che non sanno dire quello che ho visto

                                                     Franco

 
Al termine della lettura rimanemmo in silenzio: un silenzio, ‘assordante’, carico di emozioni.
Mi sentivo affaticato poiché mentre ero in ascolto del suo doloroso canto ricolmo di parole, suoni e lunghi silenzi, percepivo contemporaneamente i miei stati d’animo.
I nostri sguardi si incrociano…, poi, per mia somma fortuna, Franco mi propose l’ascolto di Laurens Walk (A. Badalamenti, Windham Hill 1999), un brano lento composto per violino, chitarra e contrabbasso, in stile folk-blues americano, tratto dalla colonna sonora del film The Straight Story di David Lynch.
La tensione emotiva si stemperò un poco mentre la chitarra arpeggiava l’accompagnamento su un accordo di tonica e il relativo minore sul quale si librava la semplice melodia del violino evocando… serenità, calma, distensione, tranquillità.
Mentre ascoltavo, meditavo e pian piano mi soggiunse l’idea che, in quell’evento musicale, erano racchiusi gli ‘affetti vitali’, evocati probabilmente dal violino, che esprimevano musicalmente quella sensazione di intimità con il proprio corpo che Franco andava disperatamente cercando.
Con naturalezza, iniziavo finalmente a conoscere Franco come persona ricolma di emozioni e di sentimenti.
La musica di Franco e la mia Farmer’s Trust (P. Metheny, ECM 1983) divennero ben presto i simboli della nascente relazione terapeutica che favorì, al contempo, la buona riuscita del trattamento fisioterapico, così ben descritto dal ‘Poeta’ in un’altra poesia:
 
La musica
 

Ed entra la musica

e ci incontriamo quaggiù

ci fondiamo in un unico mondo

e lentamente iniziamo a soffiare libertà

un pezzo alla volta

spalmiamo il piede sinistro,

poi la gamba…

salgo, e mi sorprendo istintivo

nel correggere la stonatura nelle spalle…

non so, scopro una naturalità nuova

mi viene un sorriso di piacere

e sorrido…

e le geometrie prendono forma

condotte da un’armonia evocatrice

si compone bella e rassicurante

una nuova stanza dentro me

e già è riferimento per tutto il corpo

cadono le braccia

affondano liberi i piedi nel pavimento

Vincenzo porta la mia gamba ora avanti

ora dietro

in poco tempo mi raggiunge,

ci raggiunge, dentro la gamba

e si confonde in questa sintonia

ascolto in silenzio la gamba scorrere leggera

la voce serena, è naturale così

e non mi chiede d’esser aiutata

l’ascolto scorrere in questo nuovo livello d’intimità

sento d’esser rimasto solo in compagnia di questa serenità

e afferro il mio movimento

                                                                          Franco
 
Giovanni Carli

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[1] Nome di fantasia in ottemperanza alla legge della privacy.